Rugby, Italia senza coraggio: il tour nel Pacifico è un campanello d’allarme

Italia del rugby in crisi: il tour nel Pacifico mette a nudo le fragilità

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Riepilogo IA

Il tour nel Pacifico doveva rappresentare un banco di prova per l'Italia di Gonzalo Quesada, ma si è rivelato un'estate da dimenticare con tre sconfitte in altrettante partite: 37 punti segnati e 131 subiti contro Giappone, Nuova Zelanda e Australia.

Oltre ai risultati, a preoccupare è stato il modo in cui sono maturate queste sconfitte. L'Italia ha mostrato incapacità di imporre il proprio ritmo, rimanendo spesso in balia degli avversari e, in molte occasioni, rassegnandosi all'idea di limitare i danni piuttosto che cercare la vittoria.

Il primo campanello d’allarme era già suonato a Tokyo, dove gli azzurri hanno perso la battaglia fisica contro un Giappone aggressivo, commettendo un numero eccessivo di errori di esecuzione. Quesada ha sottolineato i 25 possessi persi e una squadra visibilmente stanca, incapace di adattarsi all'intensità degli avversari, un limite che sembrava superato negli ultimi due anni.

A Wellington, c'è stata una reazione d’orgoglio con un primo tempo giocato alla pari contro gli All Blacks, ma il crollo nella ripresa, accentuato dall'espulsione di Niccolò Cannone, ha evidenziato fragilità mentali.

Infine, nella sfida di Perth contro un’Australia in difficoltà, l'Italia non ha mai dato l'impressione di credere nella vittoria, mostrando un atteggiamento rinunciatario e una gestione del possesso troppo conservativa. Questo ha restituito l'immagine di una squadra più propensa a resistere che a combattere per la vittoria.

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