La memoria di Gabriele Sandri: l'ingiustizia e il dolore di una famiglia

La memoria di Gabriele Sandri: l'ingiustizia e il dolore di una famiglia

Oggi segna il diciottesimo anniversario della morte di Gabriele Sandri, un tifoso della Lazio tragicamente ucciso l’11 novembre 2007 da un poliziotto mentre si recava a San Siro per assistere a una partita. Cristiano Sandri, fratello di Gabriele, racconta il suo dolore e la sofferenza della famiglia, che da quel giorno vive in una condizione di sopravvivenza. Gabriele, un giovane di 26 anni, era descritto come un ragazzo altruista e generoso, amante della Lazio e della musica. L’ultima volta che Cristiano parlò con lui, lo esortò a riposarsi dopo una lunga notte passata a suonare. La notizia della sua morte arrivò in modo devastante, tramite una chiamata e poi dalla radio: "Morto Gabriele Sandri, sostenitore biancoceleste". La narrazione attorno alla morte di Gabriele è stata pesantemente strumentalizzata. Cristiano ricorda come si parlò di lui come di un "ultrà" di estrema destra, una rappresentazione che ferì profondamente la famiglia. La verità è che Gabriele non era coinvolto in alcuna rissa; si trovava in auto con amici e fu colpito mentre dormiva. Luigi Spaccarotella, il poliziotto condannato per l’omicidio, non si è mai scusato. Cristiano esprime incredulità riguardo alle giustificazioni fornite, dato che il colpo fu sparato da un lato della strada, non in aria come affermato dal questore di Arezzo. La relazione di Cristiano con la Lazio è cambiata, ma continua a portare avanti la memoria di Gabriele, incluso il fatto che ha chiamato suo figlio Gabriele in suo onore. La morte di Gabriele ha unito le tifoserie, e Cristiano ricorda con affetto i gesti di solidarietà dei giocatori. Infine, Cristiano riflette su come il lutto ha cambiato la vita della sua famiglia: "Mia madre non si è più ripresa, una parte di lei è morta". La ferita rimane aperta, e il dolore non muterà mai.

Source: Gazzetta.it - 2025-11-11